martedì, 01 agosto 2006

                                      Immagine di "Pizzo di Sevo":  http://www.flickr.com/photos/globetrotter1937/

Percorrendo la strada consolare Salaria da Arquata del Tronto verso Ascoli Piceno continuiamo il cammino alla scoperta di antiche fortificazioni.
Nel comune di Acquasanta Terme vi é uno dei più rari e originali castelli della provincia di Ascoli che conserva intatto il suo aspetto.
Una stradina ricca di verde e una scala scavata nella roccia introducono al borgo medioevale immerso nella quiete dei boschi.
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Unico per la sua caratteristica forma ellittica è dotato di un cortile interno.
Sorge arroccato e vicinissimo al borgo medievale di Paggese, domina l’antica Strada Consolare Salaria che costeggia il corso del fiume Tronto.
Fu costruito seguendo il bordo dello sperone roccioso in travertino e sfruttando la naturale difendibilità del luogo che lo accoglie. La sua cinta muraria perimetrale ha una struttura ellittica chiusa.
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La prima progettazione si proponeva di costruire un castello-recinto, destinato ad essere la residenza del signore, degli armati, dei famigliari e costituiva un rifugio per la popolazione del feudo, in circostanze di pericolo.
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Lo storico marchigiano del 700 Colucci nel suo “Delle Antichità Picene” riteneva che fosse stato un luogo di culto italico-romano. Luco deriverebbe dal toponimo lucus, luogo della luce.
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Nel XIII secolo fu proprietà degli Sforza. Nei secoli dal 1400 al 1800 appartenne alla famiglia Ciucci.
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Il piccolo borgo si avvita concentricamente al palazzo, intorno allo sperone roccioso. Nei tempi che precedettero l'affermarsi del Comune Ascolano, con tutta probabilità Castel di Luco deve aver svolto anche una sorta di ruolo di "corte di giustizia".
Sopravvisse all'attacco di Carlo D’Angiò e alle milizie di Galeotto Malatesta.
Nel 1445 partì da Castel di Luco Pietro di Vanne Ciucci, signore di Luco, capeggiando un gruppo di montanari per liberare Ascoli dal potere di Rinaldo fratello di Francesco Sforza.
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In questo castello, inoltre, Parisani fece uccidere nel 1562 Chiarino Montarono, colui che avrebbe dovuto difendere il castello. Parisani si impadronì del cadavere e con l'aiuto dei suoi sgherri lo gettò nel fiume Tronto.
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Nei secoli che seguirono il castello da fortezza si trasformò nella residenza gentilizia della famiglia Ciucci che ne fu proprietaria fino 1800, quando l'ultima ereditiera, Maria, sposò Giuseppe Amici che tramandò fino ad oggi la proprietà ai suoi discendenti. Il castello torva le sue origini nella riorganizzazione militare-territoriale dell'Italia bizantina che portò alla creazione di uovi presidi castrensi determinando una vera rivoluzione dei  distretti municipale romani.
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L'elemento bellico più evidente è la torre a scarpa munita di cordone antiscalata e di archibugiere che fu eretta nel XVI secolo, quando il "guscio" del castello non fu più in grado di fungere da elemento militare perché ormai la difesa territoriale poteva essere affidata solo alle strutture bastionate.
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Lungo il suo perimetro vi erano numerosi gattoni in travertino (mensole sporgenti a strapiombo dalla muratura che con ballatoi e bertesche lignee, consentivano di spiare il nemico e di combatterlo stando al riparo). Alzata a sud-est la torricina da difesa.
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La bellezza di Castel di Luco è l'insieme dei suoi caratteri che lo rendono fascinoso e meritevole di un’attenta visita.
La famiglia Amici, succeduta ai Ciucci, ha reso fruibile al pubblico il castello, ne cura la conservazione rispettando le caratteristiche della suggestione storica.
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categoria: castel di luco