mercoledì, 28 febbraio 2007
 

immagine dal sito: http/casteltrosino.wordpress.com

Non si può parlare di Castel Trosino senza aggiungere qualche breve notizia sulla sua Necropoli Barbarica, scoperta nel 1893, ben nota come "il più importante ritrovamento che illustri la civiltà longobarda".
 
La definizione di "Tesoro dei Longobardi" nasce dal pregio delle manifatture e dall'elevato ineresse archeologico e storico dei reperti, alcuni dei quali rappresentano corredi di particolare ricchezza, decisamente superiori alla media di quelli rinvenuti in altre tombe longobarde in Italia.
 
Già Colucci, nel volume XXI delle “Antichità Picene”, narrava di “ritrovamenti di oggetti preziosi” avvenuti tra il 1765 e il 1782.
 
La venuta alla luce di questo giacimento sepolcrale fu casuale.
L’allora parroco del borgo, don Emidio Amadio, dette incarico ad un uomo di sua fiducia, Salvatore Pignoloni, di preparare un terreno, in contrada Santo Stefano, per la piantumazione di un vigneto.
 
L’attività di dissodare  il campo fece affiorare raffinati oggetti  che decoravano uno scheletro inumato in una tomba a fossa.
 
Continuando a scavare si dissotterrarono innumerevoli sepolture.
L’intera necropoli ne conta 239 di cui 92 non sono corredate da alcun oggetto, 113 con piccoli corredi di modesto valore e 34 ricche di preziosi manifatture realizzate in oro e  in argento come anelli, collane, fibule, bracciali, croci, ciondoli, pettini.
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 http://www.metmuseum.org/
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Su impulso di Giulio Gabrielli, ingegnere ascolano, che notificò alle autorità statali preposte il ritrovamento, l’ing. Mengarelli e il prof. Brizio coordinarono i lavori di scavo in modo scientifico.
 
I rinvenimenti della necropoli si possono catalogare in più periodi.
 
Tombe del VII secolo, di cui è difficile comprendere le diverse appartenenze culturali della popolazione.
 
La fase che risale alla seconda metà del VI secolo in cui il corredo funerario era di semplice consistenza ed includeva piccoli vasi di vetro o terracotta e qualche oggetto ornamentale.
 
Il periodo che si computa a partire dalla fine del V secolo, in cui c’è la presenza di tombe, sia maschili, con corredo di armi, che femminili dove sono state trovate fibule longobarde.
 
Gli oggetti ritrovati nella necropoli sono esposti in diversi musei tra cui:
 
-         Musée d'Archéologie Nationale a Saint-Germain-en-Laye, in Francia ;
-        The Metropolitan Museum of Art  a New York,
-     Museo dell'Alto Medioevo a Roma.
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categoria: castel trosino, ascoli piceno, necropoli longobarda


domenica, 25 febbraio 2007
Castel Trosinole immagini sono di proprietà del sito:
Castel Trosino “…sembra davvero impersonare la figura di un antico gendarme, a controllo di antichi percorsi di particolare importanza”, così lo descrive Bernardo Carfagna.
 
Un borgo silenzioso ed elegante, una piccola e raccolta fortezza medioevale aggrappata sulla travertinosa rupe bianca. Dista pochissimi chilometri da Ascoli Piceno, raggiungibile seguendo la strada che, dopo il Ponte di Porta Cartara, supera ed oltrepassa l’incasato di Borgo Cartaro.
 
E’ un luogo ameno ed incantato, le caratteristiche stesse della conformazione morfologica del territorio lo rendono unico. Ci appare, ancora oggi perfettamente conservato come fosse rimasto fermo al Medioevo.
 
Collocato in posizione strategica, facilmente difendibile, racchiuso tra strapiombi, raggiungibile solo da un solo lato tra i declivi della valle del  Torrente Castellano.
 
E’ tutt’ora un punto privilegiato di osservazione per le convergenze dei percorsi dell’ ”Abruzzo Ascolano”.  Insieme a Castel Manfrino, il convento di San Giorgio e la Rocca di Montecalvo rappresentò uno dei punti integranti del sistema difensivo della contea Ascolana voluta da Carlo Magno.
 
Interamente costruito e restaurato in pietra locale, il piccolo borgo fortezza si sviluppa all’interno delle sue solide mura, cui si accede attraverso la porta che presenta un arco a tutto sesto.
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Castel Trosino, portone ingresso al borgo
 
Deriva il toponimo da “Trans Sinus”, nome appartenuto al Torrente Castellano che scorre al di sotto dell’altura.  Qui si trova anche la sorgente dell’acqua “salmacina”, alcalina e diuretica, nota da sempre per le sue qualità terapeutiche che canalizzata alimentò il “termarium” di Forte Malatesta  nel primo periodo dell’età imperiale romana.
 
In epoca medioevale, il borgo, fu sede di famiglie Longobarde che vi si trasferirono da Ascoli Piceno a seguito dell’annessione al Ducato di Spoleto della città.
 
Nella seconda metà del XV secolo, Castel Trosino divenne un rifugio dei banditi che, avvalendosi della complicità di Giacomo Piccinino e delle sue milizie, trovavano sicura copertura per le loro scorribande.
 
Furono responsabili di guerriglie condotte tra imboscate e colpi di mano con lo scopo di recare danno al contado ascolano, ma, il 3 settembre del 1495, i miliziani armati di Ascoli Piceno, unendo le loro forze con quelle papali, assaltarono il castello e lo diroccarono.
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Clicca e leggi:
- Castel Trosino, borgo incantato
- L'articolo del giornalista Sergio Scacchia
- Castielle Tresì, su Wikiliva
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categoria: castel trosino, ascoli piceno


mercoledì, 21 febbraio 2007
Castel Trosino, casa di Re ManfrìAll’interno del borgo di Castel Trosino, nella parte più centrale dell’incasato, quasi vicino la chiesa, si scorge una piccola abitazione medioevale detta la “ Casa di Re Manfrì”.
 
La piccola costruzione è realizzata interamente in conci squadrati di pietra locale.
Sviluppa la consistenza del suo corpo di fabbrica in un pianterreno ed un solo piano rialzato. Ha solide mura ed una graziosa loggetta a tre luci di cui due sulla facciata principale ed una laterale.
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Castel Trosino, Casa di Re Manfrì, loggetta
 
In verità la costruzione ha un aspetto molto modesto, ma, secondo la tradizione, sarebbe stata la residenza di Manfredi di Sicilia, figlio di Federico II e suo sfortunato successore.
 
Re Manfredi fu incontrato da Dante, nella Divina Commedia, nel III canto del Purgatorio.
 
Nei versi Manfredi fornisce a Dante la descrizione della sua terrena esistenza, esprime il desiderio di chiarire le circostanze della sua morte e della sua sepoltura, aggiunge la richiesta di preghiere per migliorare in minor tempo la sua condizione.  
 
Approfondimenti:
- Dante e Manfredi nel III Canto del Purgatorio
- Cenni biografici della vita di Re Manfredi di Sicilia
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categoria: castel trosino, casa di re manfri


venerdì, 26 gennaio 2007
Castel Trosino, convento di San Giorgio.
Dalla località di Castel Trosino si gode un verde panorama  che domina la convergenza dei territori e dei sentieri della zona che è definita dell’ “Abruzzo Ascolano” e sovrasta la valle in cui scorre il Torrente Castellano.
 
Sulla collina di Rosara, che fronteggia la rupe dove è alloggiato l’insediamento fortificato del castello, in posizione più elevata, si scorge l’ex convento di San Giorgio del secolo XIV.
 
Si considera questa costruzione come un insediamento nato per scopi  militari, concepito come sede di avvistamento complementare ad integrazione del sistema difensivo e di controllo sui fianchi meridionali della valle.
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Il convento di San Giorgio, insieme a Castel Manfrino, Castel Trosino e la Rocca di Montecalvo faceva parte delle sedi strategico-militari della Contea Ascolana istituita da Carlo Magno.
 
Questa costruzione costituisce un esempio emblematico di innumerevoli strutture militari trasformate in centri di diversa destinazione d’uso verificatesi in Italia.
 
Nel 1898, il Canonico Pietro Capponi, nelle sue “ Memorie Storiche della Chiesa Ascolana ” ci narra che, nell’anno 1382, il Vescovo Pietro Torricella si interessò  per l’ edificazione del convento di San Giorgio.
 
I monaci spirituali seguaci di Clareno, furono i suoi abitanti, e, in un secondo momento, ospitò anche l’ordine dei Minori Osservanti.
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categoria: castel trosino, convento di san giorgio