domenica, 06 gennaio 2008
Fortezza Pia di Ascoli Piceno ingresso
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La Fortezza Pia di Ascoli Piceno è un’antica costruzione fortificata che si eleva sul colle dell’Annunziata, nella zona più alta della città.
 
Forse già in epoca piceno-sabina, su questa altura, allora chiamata ''Colle Pelasgico'', vi fu il vecchio cassero, distrutto da Gneo Pompeo Strabone e riedificato sempre in epoca romana.
 
Questo rilievo, considerato un importante luogo sia dal punto di vista panoramico che dal punto di vista strategico, ha da sempre accolto opere fortificate.
 
La Fortezza deve il suo nome a Papa Pio IV che, nel 1560, volle farla ricostruire aggiungendo angolati baluardi scarpati sul versante meridionale e ristrutturando anche gli altri fronti. I bastioni orientali furono avanzati per consentire il fuoco incrociato dalle troniere per la difesa dell'ingresso.
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Fortezza Pia di Ascoli Piceno
La costruzione faceva parte di un complesso sistema difensivo ed era collegata ai baluardi di Porta Romana, tramite un camminamento ricavato nella doppia cerchia muraria.
 
La cittadella fu poi smantellata dai Longobardi e ricostruita dal Comune Ascolano nel decennio tra 1185 ed il 1195.
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Fortezza Pia di Ascoli Piceno ingresso 02
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Quando la città cadde in mano a Federico II, del Sacro Romano Impero, la fortezza conobbe il nuovo triste destino dei vinti e fu demolita per la terza volta. Nel 1349, Galeotto Malatesta, signore di Ascoli, per sentirsi al sicuro in una città che gli dimostrava solo ostilità, la fece restaurare.
 
''Et nel medesimo anno il signore Galiocto fe fare le roche in nascoli la quale è quella del casare a monte, et l’altra da quella al casaro a Ponte Magiore.'‘.
 
L’opera fu portata a termine dai maestri lombardi Antonio Luchini e Giovanni Angelo di Marco detto Bonera. L’ascolano Silvestro Galeotti fu incaricato di fondere alcuni cannoni per armare il forte.
 
I lavori furono portati avanti con una certa fretta per le necessità imposte dalla Guerra del Tronto e si limitarono, in un primo momento, a sommarie fortificazioni e ad acquartieramenti destinati ad accogliere le soldatesche. Proseguirono negli anni successivi con il restauro vero e proprio dell’antica fortezza.
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Fortezza Pia 01
 
Forse fu Antonio da Sangallo il giovane l’architetto che diresse la ricostruzione. La rinata fortificazione comprendeva due bastioni scarpati posti a guardia dell’ingresso principale e lunghe cortine munite di casematte con feritoie per il tiro delle armi da fuoco.
 
Il costo del nuovo complesso gravò sugli ascolani che furono costretti a contribuirvi con tre giornate lavorative l’anno.
 
Nella pianta della città incisa da Feretti, nel 1646, é possibile osservare integralmente la costruzione. Risulta evidente come del precedente cassero fosse stata conservata la torre a guardia della ''Porta Summa'' della città, la cortina occidentale e parte di quella meridionale, tutti elementi ben visibili ai nostri giorni.
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Fortezza Pia di Ascoli Piceno tracce affreschi 01
 
La fortezza fu poi smantellata dai francesi, nell’anno 1799, e successivamente venne usata come cava di pietre: ''ci viene riferito che da qualche tempo le vecchie mura della Fortezza Pia servono da cava di pietre a certi notturni industriali''.
Oggi, di essa, rimangono muraglie verso Nord ed i bastioni del lato Est, tra i quali si apre un caratteristico, tozzo portale a bugne con una scritta che ricorda l’opera del Pontefice Pio IV:
 
“Pius IV medic. Medio/Pont. Max/Moenia e fundamentis/Erexit MDLXIV”.
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martedì, 15 maggio 2007
Ascoli Piceno
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Il Ponte di Cecco è un antico ponte di Ascoli Piceno che fu costruito per attraversare il Torrente Castellano, nei pressi di Porta Maggiore, e  conduce al Forte Malatesta .
 
Ha una struttura leggera ed appare nel suo profilo sottile, realizzato in travertino e pietra, si distingue candido e chiaro tra una ricca vegetazione circostante. Ostenta, ancora oggi, intatta la sobrietà di proporzioni e di linee tipiche dei monumenti della Roma Repubblicana.
 
È stato erroneamente identificato, per lungo tempo, come un’opera medievale.
 
Questo ponte, sottoposto a seri studi scientifici, è stato catalogato come di sicura costruzione romana, dell'età repubblicana.
 
Con molta probabilità era l’uscita orientale della Strada Consolare Salaria che in quel tempo attraversava tutta la città.
 
Costruito con conci di pietra, si presenta con due arcate: la maggiore, centrale, con una luce di m. 14,50, la minore, laterale, con una luce di 7,50 m.
 
La sua altezza dal pelo dell’acqua è di 25 m.
 
Nella zona centrale della struttura si vede una costruzione a forma di casupola, questa era il necessario alloggiamento per incardinare il portone d'ingresso alla città.
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Ascoli Piceno, Ponte di Cecco d
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Un'antica tradizione narra che questo ponte sia la realizzazione di un maestro medioevale conosciuto come Cecco Aprutino che lo realizzò, nel 1349, su commissione di Galeotto Malatesta.
 
La leggenda popolare attribuisce la sua costruzione al diavolo che, su ordine di Cecco d'Ascoli, poeta e astrologo ascolano, lo avrebbe realizzato in una sola notte.
 
Quello che si può vedere oggi è la sua ricostruzione integrale poiché, nel corso della Seconda guerra mondiale, fu fatto saltare dai soldati tedeschi durante la ritirata.
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venerdì, 09 febbraio 2007

l'immagine è di proprietà di Tommaso Manzi: www.tommasomanzi.it

 Il complesso della Fortezza Malatestiana spicca all’interno del panorama monumentale ascolano per la sua grandezza e per la sua forma attuale, a pianta stellata, conferitagli dal progetto di ristrutturazione di Antonio da Sangallo il Giovane per volere del Papa Paolo III.

La sua sorte è stata di essere ripetutamente danneggiato, quasi distrutto e ricostruito nel corso dei secoli.

 L’area su cui sorge fu sede, nel primo periodo dell’età imperiale romana, di un  “termarium” alimentato dall’acqua salmacina canalizzata e proveniente dalla sorgente di Castel Trosino.

Tracce evidenti sono i resti dell’acquedotto in “opus reticulatus”.
 
Marcucci, nell’anno 1776, descrive un camerone interno con vasca e fontanina usati per l’impianto delle terme. La ristrutturazione del Forte del 1836 - 1840 ha cancellato le tracce delle vestigia romane e ha trasferito nella vicina chiesa di San Vittore un blocco di travertino di una trabeazione.
 
Il Forte sorge nelle immediate vicinanze del Ponte di Cecco, lungo il greto del Torrente Castellano ed è costeggiato dall’antico percorso cittadino della Consolare Salaria. Le opere difensive verso il Ponte furono aggiunte dai Piceni dopo la aver subito la sconfitta procurata da Gneo Pompeo Strabone nel 91 a.C.
 
Ascoli Piceno, Forte Malatesta
 
Fu distrutto anche dai Longobardi e di nuovo raso al suolo nel 1242.
 
Realizzato in blocchi di travertino e pietra, fu ricostruito sui resti del preesistente presidio di una rocca per volere del Signore di Rimini Galeotto Malatesta nel 1349.
 
Questi fu chiamato dal Popolo Ascolano, nel 1347, per combattere la guerra contro la cittadina di Fermo, gli fu affidato il comando delle armi. A causa degli abusi che esercitò per il potere ricevuto e per la sua tirannia, successivamente, fu allontanato dalla città. Il Forte stesso divenne il simbolo dell’oppressione e nella rivolta a degli ascolani contro Galeotto Malatesta fu quasi completamente distrutto nel 1356.
 
Il suo nome in origine lo identificava come Rocchetta o Forte Minore per non generare confusione con la Fortezza Pia, anch’e’essa voluta da Galeotto da Rimini. Queste antiche mura ospitarono Isacco Bindi, Vescovo, che fu qui rinchiuso dal Malatesta, poiché lo definì tiranno di fronte al popolo ascolano.
 
Nel 1376, quando ebbe luogo la sommossa contro Blasco Garcia Albornoz che, a posto dello zio Cardinale, governò Ascoli, il Forte fu di nuovo raso al suolo.
 
Fra Cola da Tursi, nel 1502, aggiunse la chiesa di Santa Maria del Lago.
Nel periodo compreso tra il 1533 e il 1536 ospitò, su cessione, l’ordine delle Suore ex Clarisse di Santa Maria delle Donne.

 
Clikka e leggi, Forte Malatesta, da Wikiliva: l’enciclopedia scritta in dialetto ascolano

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lunedì, 05 febbraio 2007
 
Forte Malatesta, Santa Maria del LagoInglobata all’interno del complesso della Fortezza Malatestiana ascolana si distingue nel corpo centrale della fabbrica la Chiesa dodecagonale, con copertura a cupola, dedicata a Santa Maria del Lago.
 
Spicca per la sua elegante balaustra esterna realizzata, in travertino, dai maestri Giovanni del fu Mattioli detto Sellaro e Silvestro e Matteo di Giovanni, che la aggiunsero, qualche anno dopo il compimento della costruzione del Forte, negli anni tra il 1515 e il 1517.
 
I lavori per edificare la chiesa, invece, ebbero inizio nell’anno 1502, quando Fra Cola da Tursi, eremita napoletano, si adoperò per la realizzazione dell’edificio religioso che fu terminato nell’anno 1509.
 
Intervennero nella costruzione i maestri lombardi Giovanni e Domenico di Antonio da Pavia.
 
L’ interno della chiesa è costituito da un’ampia aula e di particolare bellezza sono le 2 porte rinascimentali.
 
Quella attribuita da Fabiani ed altri, a Bernardino da Carona, lapicida operante in Ascoli nel 1400, reca scolpita sull’architrave una Madonna in adorazione con Bambino che campeggia all’interno di una corona di alloro sostenuta da due angeli in volo.
 
Altri decori arricchiscono la cornice e la ghiera quali palmette, ovoli, delfini a code incrociate e conchiglie. Tra cornice ed architrave la scritta “ TESAURUS ABSCONDITUS EST IN HOC LOCO”.
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Santa Maria del Lago, Forte Malatesta, Ascoli Piceno
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martedì, 30 gennaio 2007
Ascoli Piceno Forte MalatestaAll’esterno della chiesa di Santa Maria del Lago si trova immurata la lapide posata dal commissario ascolano P.D. Angelini  nel 1543.
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“ M D XLIII - PAULUS III PONT MAX DECRETO - ARCE HANC AD ASCULANORUM - FACTIONES AC TIRANIDES TOLLENDAS  DOMINUS PETRUS ANT ANGELINUS - COMMISSARIUS A FUNDAMENTIS - ALEXANDER VERO PALLANTERIUS GUBOR AD VERTICEM ERIGENDAM CURARUNT ” .
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Ascoli Piceno, Forte Malatesta lapide commissario Angeini
  
La pietra ricorda l’ultimazione dei lavori.
Questi  furono condotti da Antonio da Sangallo il Giovane, il quale, negli anni tra   il 1540  e il 1543, dopo aver accettato l’incarico conferitogli dal Papa Paolo III Farnese, si occupò della progettazione  del Forte.
 
Lo scopo del Sangallo fu quello di riunire i ruderi delle preesistenti costruzioni e della chiesa.
 
Trasformò l’edificio religioso in mastio e dette vita ad un nuovo complesso fortificato a pianta stellata irregolare.
 
Dispose, inoltre, le troniere, rettangolari e a campana, in tre ordini rivolte verso le rive del Torrente Castellano.
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Forte Malatesta e Ponte di Cecco
Scrisse del Giovane Sangallo  il Vasari: " Fece ancora la Fortezza d'Ascoli, e quella in pochi giorni condusse a tal termine, ch'ella si poteva guardare; il che gli Ascolani ed altri non pensavano che si dovesse poter fare in molti anni: onde avvenne, nel mettervi così tosto la guardia, che què popoli restarono stupefatti e quasi nol credevano."  
 
Forte Malatesta fu nuovamente restaurato nel 1600.
Il Governo Pontificio utilizzò le sue mura come caserma tra il 1797e il 1798.
Negli anni dal 1828 al 1978 la fortificazione ospitò il carcere giudiziario.
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